Detti modenesi popolari: una piccola raccolta

Lo spaventapasseri: uno dei simboli delle usanze contadine.

L’Italia è un vero e proprio caleidoscopio di culture e tradizioni: ogni città, e addirittura ogni paese, ha i propri detti popolari e filastrocche tipiche. Oggi, un po’ per i ritmi veloci e assordanti, certe usanze tendono a scomparire. In questa pagina, potete trovare alcuni detti tipici dell’area modenese: per ricordarli, sorridere, e rendersi consapevoli della ricca saggezza dei nostri nonni e dei nostri avi.

Detti modenesi popolari: una raccolta

«Fam pôvra ch’at farò rìch!»
«Fammi povera e ti farò ricco!»
… Dice la vite all’agricoltore! Punti di vista…

«Santa Còmda ch’la fèva i fàt da ster a lèt!»
«Santa Comoda che faceva i fatti stando a letto!»
Con questo detto si prendevano in giro le persone molto pigre. Bella, no?!

«La pèr quàla ech soppia in d’la papa.»
«Sembra quella che soffia sulla pappa.»
Il personaggio a cui ci si riferisce nel detto fa parte del gruppo scultoreo, opera di Guido Mazzoni, conservato nella cripta del duomo di Modena. Così si apostrofavano le donne… non proprio avvenenti!

«El zocch nèdi fra el dó Madànn egli ein sèimper bòuni.»
«Le zucche nate fra le due Madonne [15 agosto – 8 settembre] sono sempre buone.»

«Fróla, fróla al mé pigôz, vót ch’a fróla quand’an pôs? Quand’aiéra dal tó tèimp a frolèva alégramèint. Frrr. Frrr.»
«Frulla, frulla ragazzo mio, vuoi che frulli io, che non posso? Quando avevo la tua età frullavo allegramente. Frrr. Frrr.»
Questa era una filastrocca che gli uomini maturi e gli anziani ripetevano, soprattutto nell’appennino modenese, agli adolescenti che si divertivano giocando al “frullo” (una piccola trottola di legno). Il doppio senso è evidente ed è rafforzato dall’uso della parola “pigôz”, picchio, appunto; i riferimenti all’ornitologia per definire l’organo sessuale maschile si perdono nella notte dei tempi.

«Per San Martèin tótt i tin i en pin.»
«Per San Martino tutti i tini sono pieni.»

«Chi sàmna per San Martèin l’ha la speranza dal puvrein.»
«Chi semina per San Martino ha la speranza del poverino.»
Seminare in questo periodo, infatti, non porterà mai alcun frutto.

«Per San Martèin vèra la bàtta e seint al vein.»
«Per San Martino [11 novembre] apri la botte e senti il vino.»

«A-s liga la bàcca ai sac ma brisa al tèsti ed càz.»
«Si lega la bocca ai sacchi ma non alle teste di cazzo.»
Nel gergo popolare, la parte superiore di un sacco viene chiamata bocca. Il modo di dire si riferisce agli sciocchi, impossibili da zittire, che sanno sempre dire la cosa sbagliata.

Detti modenesi popolari

Anziana signora all’arcolaio: uno degli strumenti più utilizzati nel passato.