Volete sapere qual è la storia del vino Lambrusco? State per leggere un racconto affascinante, a cavallo fra mito e realtà.

Storia del vino lambrusco: le foglie rosse e gli acini al sole.

I colori accesi e suadenti delle foglie in pieno autunno.

«Daphnis et Armenias curru subiungere tigris instituit; Daphnis thiasos inducere Bacchi, et foliis lentas intexere mollibus hastas. Vitis ut arboribus decori est, ut uitibus uuae, ut gregibus tauri, segetes ut pinguibus aruis, tu decus omne tuis. […]»

«Dafni insegnò ad aggiogare le tigri armene al cocchio, e Dafni insegnò a introdurre i tiasi di Bacco e a intrecciare di molli foglie le flessibili aste. Così la vite è ornamento agli alberi, e l’uva alle viti, e i tori alle greggi, e le messi ai pingui campi, così tu eri il decoro dei tuoi. […]»

(Publio Virgilio Marone, V Bucolica)

«Balzante, spumante con vivo bollor, è il vino divino del mondo signor. Già ballo traballo che odor, che vapor si beva ribeva con sacro furor. Cantiam, gradita è la vita fra Bacco e Amor! […]»

(Gioacchino Rossini, L’Orgia, liriche di Carlo Pepoli)

STORIA DEL VINO LAMBRUSCO: LE ORIGINI. DA VIRGILIO AGLI DEI DELL’OLIMPO

Le origini del lambrusco si perdono nella notte dei tempi. Il grande poeta latino Virgilio, nato vicino a Mantova (ancora oggi zona di produzione di un tipo di lambrusco) nella V Bucolica parla dell’esistenza della vitis labrusca duemila anni fa L’indovino Mopso, infatti, si rivolge al pastore Menalca con queste parole: «Aspice, ut antrum silvestris raris sparsit labrusca racemis».

Aldilà della desinenza «brusco» che identifica la caratteristica dei vini giovani e vivaci, l’etimologia più accreditata del nome vuole che derivi da labrum (orlo, margine dei campi) e ruscum (rovo, pianta spontanea). La vite “la-brusca” è allora quella che cresce incolta ai margini dei campi.

Esiste, tuttavia, un’etimologia più leggendaria del nome lambrusco, descritta in un poemetto di Luigi Bertelli, autore tra gli altri del personaggio di Gian Burrasca.

In quest’opera il poeta parla di un vento molto dispettoso che dirottò dall’Olimpo verso Castelfranco la biga aurea sulla quale si trovavano Marte, Venere e Bacco, sostenitori dei modenesi nella guerra contro i bolognesi. Il vento la fece planare verso nord di qualche chilometro, davanti a un’osteria tra Bomborto, Solara e Bastiglia. Stanchi e assetati per il lungo viaggio, gli dei chiesero da bere all’oste. L’oste, allora, chiese a Bacco se voleva un vino dolce e lui rispose: «Io l’amo brusco , ma non vorrei spiacesse alla signora». A Venere il vino brusco non piaceva per niente, ma aveva talmente tanta sete che decise di correggerne un po’ il sapore aggiungendo qualche goccia di ambrosia. Non appena lo versò, si formò una soffice spuma rossa. Gli dei bevvero tanto quella sera, al punto da dimenticare  lo scopo del viaggio e da chiedere all’oste «un solo letto e un solo lume».

La storia del vino Lambrusco si perde nelle fitte nebbie di un passato che sfuma lentamente nel mito.

Così ha scritto Bertelli:

Ricordo sol che la gentile semenza
da cui trarre poter sì buon liquore
l’ebbi da un tale a cui, con riverenza
chiesi che vin volea, di qual sapore:
e qui con parlar franco ed etrusco
rispose «Io lo vo’ schietto e l’amo brusco».

Storia del vino lambrusco: gli acini del Lambrusco.

Gli acini, pronti a diventare mosto.