La Pieve racconta

Arte, storia e lambrusco. A Panzano

Tag: storia

Candelora: storia e proverbi a Modena

Qual è la filastrocca della Candelora che ci canticchiavano le nonne? Qual è la storia della Candelora? Qual è il suo significato religioso? Per fare un affascinante tuffo nel passato, continua a leggere .

Ch’al néva o ch’al pióva, da l’invéren a sam fòra. E s’al tira al soladèl, de l’invéren a sam a mèz!

(Proverbio dell’appennino modenese)

Ch’al néva o ch’al pióva, da l’invéren a sam fòra. E s’al gh’è al soladèl, de l’invéren a sam a mèz!

(Proverbio modenese)

Per la Candelora de l’inverno semo fora, ma se piove o tira vento de l’inverno semo dentro!

(Proverbio romanesco)

Candelora proverbi Modena: un affascinante viaggio nelle tradizioni della 'festa della luce'
La Candelora: storia e modi di dire nel modenese
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Il Natale e sei simboli popolari

Nel territorio di Casola di Montefiorino si conoscono almeno sei usanze popolari legate al Natale che la famiglia condivideva tra la sera della Vigilia e il 25 dicembre per assicurarsi fortuna, salute e prosperità. Ognuna di queste si ricollegava a un simbolo, e cioè a un oggetto «la cui percezione susciti un’idea diversa dal suo immediato aspetto sensibile» (www.treccani.it). I simboli, in questo caso, erano oggetti concreti, tipici dei luoghi di montagna e facilmente reperibili, attraverso i quali la ritualità del Natale veniva amplificata. E, come spesso accadeva, i confini della religione sfumavano nella superstizione o addirittura nella magia. Sulle ali di questo racconto, faremo un viaggio nelle credenze popolari dell’Appennino attraverso sei oggetti:

il ceppo;

il ginepro;

la canapa;

la croce;

il grano;

virtù magiche.

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La Pieve di Panzano: dall’età romana al blog

La torre romanica. (Foto G. Caretti)

La Pieve di Panzano è forse la chiesa più antica del luogo, la prima di cui si ha notizia. Sorse, come testimoniano i numerosi ritrovamenti dei secoli passati, su un preesistente borgo romano.

Come appare in un diploma di Berengario II del 958, essa fu inizialmente intitolata a S. Sebastiano; successivamente fu dedicata pure alla Madonna (Pieve di S. Maria e S. Sebastiano) e intorno all’anno Mille, forse per una sua totale ricostruzione, venne anche chiamata la Basilica Nuova. Solo nel ‘400 si aggiunse ai nomi predetti quello di S. Biagio, e tale fu sempre in seguito la sua denominazione.

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Il culto degli alberi tra storia, tradizioni e leggende

Fin dall’antichità gli uomini hanno avuto un legame molto stretto con gli alberi e la natura. Il culto degli alberi, infatti, ha origini antichissime ed è comune a molte civiltà antiche e a molte religioni.

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Usanze funebri nel modenese, tra storia e superstizione

La chiesa di Mirandola

Uno scorcio del centro di Mirandola prima del terremoto.

Nel territorio della Bassa modenese, così come in tante altre realtà italiane, si possono contare numerose usanze legate al culto dei defunti. È molto interessante vedere come la paura dell’allontanamento, e forse il senso di solitudine derivante dalla perdita di una persona cara, abbiano generato gesti rituali che in passato venivano compiuti per esorcizzare la paura dell’«ultimo viaggio». Queste usanze si ricollegano a tre momenti fondamentali:
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Le origini del lambrusco: da Virgilio agli dei dell’Olimpo

Le origini del lambrusco si perdono nella notte dei tempi. Il grande poeta latino Virgilio, nato vicino a Mantova (ancora oggi zona di produzione di un tipo di lambrusco) nella V Bucolica parla dell’esistenza della vitis labrusca duemila anni fa. L’indovino Mopso, infatti, si rivolge al pastore Menalca con queste parole: «Aspice, ut antrum silvestris raris sparsit labrusca racemis».

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