
La Pieve di Panzano è forse la chiesa più antica del luogo, la prima di cui si ha notizia. Sorse, come testimoniano i numerosi ritrovamenti dei secoli passati, su un preesistente borgo romano.
Come appare in un diploma di Berengario II del 958, essa fu inizialmente intitolata a S. Sebastiano; successivamente fu dedicata pure alla Madonna (Pieve di S. Maria e S. Sebastiano) e intorno all’anno Mille, forse per una sua totale ricostruzione, venne anche chiamata la Basilica Nuova. Solo nel ‘400 si aggiunse ai nomi predetti quello di S. Biagio, e tale fu sempre in seguito la sua denominazione.
In quei tempi, unitamente all’altra chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, la Pieve dipendeva dalla Badia benedettina di Leno, cui Desiderio re dei Longobardi aveva donato la Corte di Panzano, ed era l’unica chiesa della zona dotata di battistero: vi si battezzavano tutti i nati di Panzano, Gaggio, Rubbiara e Recovato.
All’inizio del ‘500 il giuspatronato delle chiese di Panzano passò ai monaci di S. Barbaziano e quindi, nel 1629, alla famiglia Malvasia di Bologna, già proprietaria del castello e dei terreni circostanti. Questo aumentò ovviamente il prestigio e l’importanza della parrocchiale di Panzano a scapito della pievana, tanto che nel 1663, su richiesta del marchese Cornelio Malvasia, fu decretata l’unione delle due chiese di Panzano e la rettorale dei SS. Filippo e Giacomo fu elevata ad arcipretale, mentre la pievana di S. Biagio fu soppressa e trasformata in semplice oratorio.
“Si continuò a celebrarvi la S. Messa – scrisse in seguito l’arc.te don Francesco Agosti – tutte le feste dell’anno e anche molti giorni feriali, toltone le feste più solenni e le prime domeniche del mese in cui si faceva la processione col SS.mo nella Parrocchiale. E il 3 febbraio, giorno di S. Biagio, si faceva festa alla Chiesa della Pieve, con gran concorso di popolo, sì che era necessaria una moltitudine di messe: si segnava la gola, si cantava la Messa, et dicevasi il Vespro”.
Ormai cadente, nel 1760 la vecchia chiesa declassata fu demolita e venne edificato l’oratorio, ancora esistente come fabbricato, che fu benedetto dall’arc.te don Giuseppe Belletti il 3 febbraio 1761, festa del Santo Titolare. Nell’occasione fu pure benedetto il quadro d’Altare, dipinto sul muro dal pittore bolognese Antonio Magnoni, rappresentante la B.V. in gloria col Bambino, S. Antonio da Padova – al quale la Madonna porge il figlio – e S. Biagio Martire e Vescovo.
L’oratorio fu sconsacrato e adibito ad usi civili nel 1824. Nel 1833, in seguito a un “profondo scavo fatto fare dal conte Marc’Antonio Malvasia per ribassare il prato ove sorgeva l’antica Pieve, emersero non solo i fondamenti della chiesa, ma anche le vestigia degli altari. Fu così possibile – riferisce il parroco don Francesco Lodi – ricostruire la pianta dell’antica Pieve”: essa misurava m 20 x 6.4, era affiancata da una Sagrestia di m 7.6 x 3.4 con altare, ed era provvista, oltre all’Altare Maggiore, di quattro altari laterali, dedicati rispettivamente alla Madonna del Carmine, a S. Biagio, a S. Antonio da Padova e a S. Carlo Borromeo, che fu abate di Nonantola dal 1560 al 1566.
Dell’antico complesso romanico resta attualmente la sola parte inferiore della torre campanaria; accanto ad essa l’oratorio del Settecento, trasformato in abitazione.
Germano Caretti, La Pieve di Panzano, in “Sotto il campanile di Panzano”, numero unico della parrocchia dei santi Filippo e Giacomo, 2000, pp. 9-10.
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