Nel territorio di Casola di Montefiorino si conoscono almeno sei usanze popolari legate al Natale che la famiglia condivideva tra la sera della Vigilia e il 25 dicembre per assicurarsi fortuna, salute e prosperità. Ognuna di queste si ricollegava a un simbolo, e cioè a un oggetto «la cui percezione susciti un’idea diversa dal suo immediato aspetto sensibile» (www.treccani.it). I simboli, in questo caso, erano oggetti concreti, tipici dei luoghi di montagna e facilmente reperibili, attraverso i quali la ritualità del Natale veniva amplificata. E, come spesso accadeva, i confini della religione sfumavano nella superstizione o addirittura nella magia. Sulle ali di questo racconto, faremo un viaggio nelle credenze popolari dell’Appennino attraverso sei oggetti:

il ceppo;

il ginepro;

la canapa;

la croce;

il grano;

virtù magiche.

Il ceppo

Simboli del Natale. Alexandre Calame, Albero caduto

Alexandre Calame, Albero caduto

Il capofamiglia lo preparava con estrema cura per poi deporlo nel focolare, dietro agli alari. Era proprio vicino al suo calore che tutta la famiglia avrebbe aspettato la mezzanotte. Una volta giunto il momento di coricarsi, era usanza lasciare il ceppo acceso. Si pensava infatti che Gesù Bambino, appena nato, avrebbe avuto necessità di riscaldarsi. In questo modo il Salvatore veniva accolto all’interno del nucleo familiare.

Il ginepro

Guido Reni, Sacra famiglia

Mentre al marito spettava il compito di preparare il ceppo, la moglie andava a raccogliere dei ramoscelli di ginepro che poi con cura avrebbe appeso alle pareti di casa. Si credeva fermamente che il ginepro avesse il potere di allontanare il Male. È curioso che proprio al ginepro venisse affidata una tale responsabilità, ma la motivazione è chiara: si tratta dell’arbusto prediletto dalla Madonna. Voci narrano che la sacra famiglia, in fuga da Erode, s’imbatté nelle guardie del re. San Giuseppe e l’asinello continuarono il loro cammino per non destar sospetti, mentre Maria, con in braccio il piccolo Gesù, si affrettò a cercare un nascondiglio. Purtroppo nessun albero poteva coprirli, se non un arbusto: il ginepro, appunto, che divenne la pianta preferita dalla Vergine. Benedetto dalla Madonna, il ginepro, se raccolto nella Vigilia di Natale, è capace di portare in casa la benedizione di Maria.

La canapa

Jacques Callot, Giardiniere che pota un albero

Aspettando la messa di mezzanotte, la nonna filava un po’ di canapa; nel tempo che intercorreva tra lo scoccare dei primi rintocchi e quelli successivi, uno dei familiari usciva di casa e andava a legare i filati attorno ai tronchi degli alberi da frutto. Si pensava che le piante, cinte dalla canapa nella sera della Vigilia, avrebbero dato un buon raccolto.

La croce

Alcune mucche nell’Appennino modenese

Durante i rintocchi delle campane che richiamavano i fedeli alla messa di Natale, i contadini erano soliti andare nelle stalle e, tagliando il pelo agli animali, tracciavano una croce sulla spalla destra di ciascuno di loro. Questo rituale aveva lo scopo di far scendere la benedizione di Gesù Bambino sui bovini, da sempre una grande risorsa.

Il grano

Albert Samuel Anker, Natura morta con caffè, pane e patate

Prima di andare a dormire, il contadino stendeva sul tavolo di cucina alcune manciate di grano: questa pratica fungeva da invocazione a Gesù Bambino che, nascendo, avrebbe garantito alla famiglia un buon raccolto. In altre parole, si chiedeva a Cristo di non far mai loro mancare «il pane quotidiano».

Virtù magiche

Non solo a Montefiorino, ma anche nelle campagne, esistevano persone che si pensava fossero dotate di particolari virtù magiche. In genere erano donne che venivano considerate guaritrici: recitando particolari e segrete litanie, e senza dare al “paziente” alcuna medicina, le si riteneva capaci di guarire le persone da alcune malattie come la sciatica, le storte ecc. A Modena una donna dotata di un simile potere viene identificata da un preciso termine dialettale, «vèrta». La vèrta, ammirata e rispettata da tutta la comunità per le sue qualità taumaturgiche, non poteva però mai condividere con nessuno il suo sapere, pena la perdita stessa delle cosiddette virtù magiche. Se infatti avesse rivelato per semplice sfizio a qualcuno le formule che pronunciava, era credenza che i suoi poteri sarebbero svaniti. Quando poi una di queste guaritrici, ormai anziana, voleva passare il suo patrimonio di conoscenza a un altro avrebbe potuto farlo solo nella sera di Natale. Qua esistono però versioni differenti: secondo alcuni i poteri potevano essere trasmessi allo scoccare della mezzanotte della Vigilia, secondo altri – in particolare i residenti fra Bologna e Ferrara – il rituale del «passaggio delle virtù» poteva aver luogo dopo il crepuscolo ma prima della mezzanotte. Come ogni tradizione popolare, si possono riscontare piccole differenze che variano a seconda del territorio dove si erano radicate.

Per approfondimenti: Maria Bona Frassineti, Credenze e tradizioni della «vigilia di Natale» a Càsola di Montefiorno, in Folklore modenese, Aedes Muratoriana, Modena 1976.